.
Annunci online

  Gianlucamatli [ Il blog del capogruppo e del Gruppo Consiliare "Avigliana nel Cuore". Dialogo con i cittadini. Segnalazioni, spunti e... "punture di spillo". ]
         

Cambiare?

Con
"FORZA ITALIA"

si può!





PORTA IL TUO CONTRIBUTO,
PER NOI E' IMPORTANTE!






Al servizio dei cittadini, per
     
la trasparenza amministrativa e la riduzione degli sprechi

lo sviluppo ed il lavoro

sussidiarietà e solidarietà

cambiare, insieme

 

 

 



 

 Alla Regione Vota Daniela Ruffino

 

 

 






Esponiamo sul nostro blog
la bandiera del Tibet,
per esprimere l
a
nostra solidarietà
a quel martoriato popolo.
Chiederemo
che venga esposta
anche fuori Palazzo Municipale.







    
E' ATTIVO ANCHE IL NOSTRO
 
FORUM
DI DISCUSSIONE



PER METTERSI
IN CONTATTO CON NOI:

avigliananelcuore@interfree.it



Questo blog cittadino di:


 

 

 Siamo su FACEBOOK

 

 





 

 

 


4 settembre 2014

IL BRACCIO DI FERRO TRA I "RENZIANI"

Da ieri le cose sono un po’ più chiare. Grazie a una bella intervista del direttore del Sole24ore Roberto Napoletano a Matteo Renzi, siamo in grado di capire molto meglio che cosa il nostro giovane premier ha in mente, ovvero: quali sono le sue intenzioni, quali sono le sue priorità, qual è la sua visione del mestiere di governare. Ma soprattutto: qual è la sua diagnosi dei mali dell’Italia e dei rimedi necessari a curarli.  

 

Il passaggio chiave dell’intervista a me pare quello in cui Renzi dice «io non credo che chi governa debba necessariamente scontentare […]. Noi dobbiamo coinvolgere il popolo e io oggi sento che il Paese è coinvolto, la gente mi dice “andiamo avanti” […]. Non ho paura di perdere le prossime elezioni, ma molte delle riforme che dobbiamo fare sono popolari».  

 

Più o meno è il contrario di quanto, in una conversazione con Claudio Cerasa pubblicata sul «Foglio», gli suggerisce il suo amico Dario Nardella, che di Renzi ha preso il posto come sindaco di Firenze. Nardella ricorda che la Germania fu sottratta al declino dal coraggio del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, che nel 2003 non esitò a varare riforme impopolari, a costo di sacrificare la sinistra del suo partito e perdere le successive elezioni politiche. 

Di qui il consiglio di osare: «Io auguro a Renzi di vincere anche le prossime elezioni, ma la priorità oggi è far vincere il Paese, e per far vincere il Paese qualche volta occorre muoversi sfidando il vento».  

 

Quel che è interessante, di queste due interviste, non è solo il fatto che, nello stesso giorno, compaiano due interpretazioni del renzismo piuttosto diverse, se non opposte, di cui una, quella di Renzi stesso, blanda e populista, l’altra, quella del renziano Nardella, radicale e a suo modo aristocratica. Quel che a mio giudizio è veramente significativo è che queste due interpretazioni rimandino, a loro volta, a due diverse diagnosi sui mali dell’Italia. 

 

Le due diagnosi non differiscono in alcun modo significativo nella denuncia dei grandi mali del paese, e concordano perfettamente sull’esigenza di modernizzare e rendere più efficienti il mercato del lavoro, la burocrazia, la giustizia civile (tutte riforme che costano poco o nulla), ma divergono drasticamente sulla politica economica in senso proprio: dove e quanto tagliare la spesa pubblica, quanto deficit possiamo permetterci, dove e come impiegare le risorse così liberate. 

 

Secondo il renzismo di Renzi stesso, che chiamerò «renzismo di prima specie», la spesa pubblica si può tagliare di 20 miliardi di euro in un anno (perché il popolo è con noi), il pareggio di bilancio non è una priorità (il 3% di Maastricht non è sacro), il ritorno alla crescita richiede un rilancio della domanda di consumo (conferma ed estensione del bonus da 80 euro). 

 

Ma c’è anche un «renzismo di seconda specie», che qua e là si manifesta nelle parole del sindaco di Firenze Dario Nardella, ma in realtà è condiviso da molti studiosi ed osservatori della vicenda italiana. Secondo questo punto di vista molte delle riforme che Renzi dice di voler compiere non sono affatto popolari (se fatte sul serio), a partire dai 20 miliardi di tagli alla spesa pubblica; le scelte coraggiose non sono in alcun modo eludibili, specie in materia di mercato del lavoro e lotta agli sprechi; la riduzione delle tasse va convogliata innanzitutto verso i produttori, per aumentare competitività e occupazione. In poche, crude, parole: il bonus da 80 euro è un pannicello caldo, e non servirà a creare occupazione. 

 

Entrambe le posizioni hanno le loro buone ragioni. 

Il renzismo di prima specie (quello populista), a mio avviso ha un’unica giustificazione robusta: se pensi di essere l’unica salvezza per l’Italia, e per cambiare il Paese ti occorrono alcuni anni, allora è naturale che il primo obiettivo della tua azione sia durare, e che tu pianifichi di fare solo quello che non mette a repentaglio il governo; la politica, dopo tutto, non è testimonianza, ma è l’arte del possibile.  

 

Il renzismo di seconda specie (quello aristocratico), invece, affonda le sue radici in una visione drammatica delle condizioni del Paese. Secondo questo punto di vista, che per molti versi è stato quello di Renzi stesso nella sua fase eroica ed utopistica, il declino dell’Italia è in atto da almeno vent’anni, e invertire la rotta è un’impresa ciclopica, che richiede sacrifici e scelte dolorose. In questa prospettiva nessuno è indispensabile, ma nessuno può farcela se non sfida l’impopolarità. Governare l’Italia significa avere il coraggio che ebbe Schroeder nel 2003, anziché barcamenarsi per tenere a bada le correnti del proprio partito. 

 

La debolezza del renzismo populista è che, per voler durare, rischia di non cambiare davvero il Paese. La debolezza del renzismo aristocratico è che, per voler cambiare davvero il Paese, rischia di non durare. 

 

Chi vincerà?  

Il renzismo populista, immagino. Il populismo è fede nel popolo, e sottovaluta sistematicamente la complessità dei problemi, due attitudini che lusingano e rassicurano l’opinione pubblica. Ed è questa ostinata volontà di farsi lusingare e rassicurare che spinge gli elettori a rivolgersi a leader come Grillo, Berlusconi e Renzi. 

 

Il renzismo aristocratico, invece, difficilmente potrà prevalere, perché non lusinga e non rassicura. La sua diagnosi dei mali italiani è troppo impietosa, i rimedi che suggerisce sono troppo radicali. C’è solo da augurarsi che quella diagnosi sia sbagliata, e che l’allegria del premier non venga ricordata, in futuro, come «allegria di naufragi», per dirla con la bellissima poesia di Ungaretti. 


La Stampa 4/9/2014




permalink | inviato da Gianlucamatli il 4/9/2014 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


sfoglia     agosto        ottobre
 


Ultime cose
Il mio profilo



AVIGLIANA nel CUORE - forum
Sviluppo & Buonsenso
Annalisa Fabiano - PD Avigliana
PD Avigliana - ufficiale
La Manca
Indipendenti per Amare Avigliana
Città di Avigliana
Paolo Procaccini - blog
CIRCOLO del SOLE
Ass. Amici di Avigliana
Avigliana Baseball
Forza Italia
Forza Italia - Giaveno
Difendiamo il Futuro
Alleanza Nazionale
Piemonte Futuro- Claudio Bonansea
Valerio Calosso
An Volpiano
Udc
Forum Scudocrociato
Lega Nord
Lega Nord Avigliana
Movimento Autonomo Agricoltori
Dc per le Autonomie

La Valsusa
Luna Nuova
Torino Cronaca
Radio Dora
Dossier Tibet

On. Osvaldo Napoli
Paolo Guzzanti - blog

L'Altra Campana - Chiusa San Michele
Stranicristiani
Il Sasso nello Stagno
Mariana Lussiana - blog
Peperitapatty
A Destra
Giangiacomo
Idea Libera - blog di Tullio Matarazzo


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom