.
Annunci online

  Gianlucamatli [ Il blog del capogruppo e del Gruppo Consiliare "Avigliana nel Cuore". Dialogo con i cittadini. Segnalazioni, spunti e... "punture di spillo". ]
         

Cambiare?

Con
"FORZA ITALIA"

si può!





PORTA IL TUO CONTRIBUTO,
PER NOI E' IMPORTANTE!






Al servizio dei cittadini, per
     
la trasparenza amministrativa e la riduzione degli sprechi

lo sviluppo ed il lavoro

sussidiarietà e solidarietà

cambiare, insieme

 

 

 



 

 Alla Regione Vota Daniela Ruffino

 

 

 






Esponiamo sul nostro blog
la bandiera del Tibet,
per esprimere l
a
nostra solidarietà
a quel martoriato popolo.
Chiederemo
che venga esposta
anche fuori Palazzo Municipale.







    
E' ATTIVO ANCHE IL NOSTRO
 
FORUM
DI DISCUSSIONE



PER METTERSI
IN CONTATTO CON NOI:

avigliananelcuore@interfree.it



Questo blog cittadino di:


 

 

 Siamo su FACEBOOK

 

 





 

 

 


16 febbraio 2015

IL MATTINALE

PAROLE CHIAVE

Deriva autoritaria – Più evidente di così si muore. E noi non abbiamo intenzione di veder morire la democrazia in Italia per la brutale volontà di Renzi e del Partito democratico di imporre i propri diktat al Parlamento. Chiediamo all’’Arbitro’ se non intenda dire e fare qualcosa su quanto sta avvenendo alla Camera sottoposta a una dittatura della maggioranza. E non si tratta di provvedimenti ordinari, dove far valere le prerogative di necessità e urgenza. Siamo in fase costituente.
Tigre fragile – Oggi la tigre di Renzi si è dimostrata fragile nelle sue stesse ossa, i suoi denti cariati. La mancanza di numero legale in sede costituente equivale di fatto alla fine di qualsiasi velleità di legislatura che abbia per obiettivo di cambiare la Magna Carta della Repubblica italiana. La seduta fiume aveva per effetto collaterale non innocuo quello di impedire la valutazione finale della Commissione lavoro sul Jobs Act, che scade oggi. E che certo è infinitamente più urgente della riforma costituzionale che andrà in vigore nel 2018.
In risposta a Sabino Cassese – Dopo questi comportamenti di Renzi, suona malissimo l’editoriale assolutorio di Sabino Cassese sul “Corriere della Sera” in cui giustifica la volontà impositiva del premier, garantendo che la maggioranza di cui dispone è perfettamente costituzionale. Gli rispondiamo che: un conto sono le decisioni formali della Corte, che non ha voluto creare un vuoto di rappresentanza e di funzionalità ordinaria. Resta che il premio di maggioranza è comunque previsto per consentire al governo di governare. Non può in nessun caso essere usato come arma letale per imporre una nuova Costituzione.
Riforme strumentalizzate per prova di forza su tenuta governo – La modifica della Costituzione può essere strumentalizzata per una prova di forza sulla tenuta di un governo? O non dovrebbe essere semmai la solidità di una maggioranza politica vera, radicata, non occasionale, legittimata attraverso meccanismi elettorali non viziati, una maggioranza che prova anche a dialogare con le opposizioni, il presupposto per la delicatissima operazione che è la riforma della legge delle leggi? Guardando a quanto sta succedendo in questi giorni è evidente che siamo nel primo scenario. E solo chi è intellettualmente disonesto può negare che si tratti di uno scenario preoccupante dal punto di vista democratico.
D-day azzurro – Spezzate le catene di un patto tradito e di una sentenza ingiusta, il 9 marzo parte la grande offensiva di Silvio Berlusconi per l'alternativa moderata alla sinistra.
Illusioni – Avevamo creduto in un profondo cambiamento dei rapporti politici in questo Paese, di cui le riforme erano solo un aspetto, importante, ma non unico. Forza Italia aveva avviato un percorso di collaborazione per cambiare lo Stato, garantire al Paese una legge elettorale efficace, scegliere insieme gli elementi di garanzia del sistema, come il Presidente della Repubblica. Nulla è cambiato. Il Partito Democratico, quando gli conviene, non esita a rimangiarsi la parola data.
Una fase nuova - Si è aperta una fase nuova a cui tutti devono partecipare: chi si sottrae abdica alle proprie responsabilità e alimenta i sospetti di strumentalità della proprie critiche. Non abbiamo interrotto il nostro lavoro costruttivo. Ma non accetteremo più di votare per tutte quelle parti che avevamo accettato solo per amore di un disegno più ampio e più importante.
Uniti si vince - Dobbiamo anche lavorare sul territorio dove il nostro partito ha bisogno di un nuovo slancio, di una rinascita in vista delle ormai prossime elezioni regionali. Bisogna lavorare con generosità per ricostruire un centrodestra alternativo alla sinistra perché uniti si vince, divisi si perde.
Popolari – La Procura di Roma indaga sulle circostante legate al decreto legge sulle Banche Popolari. Ha niente da dire il presidente del Consiglio, Matteo Renzi? Ribadiamo la nostra richiesta: il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, venga al più presto in Parlamento a riferire.
Politica estera/1 – Immigrazione, troppi morti che non dovevano partire. Bisogna fermare i barconi in viaggio dalle coste libiche e una maggior deterrenza richiede zero tolleranza verso gli scafisti. L’Europa ha l’obbligo di intervenire su terra, aria e mare; il vecchio continente è colpevole della polveriera libica, lo è dal momento in cui si è fatta carico dell’attacco al regime di Gheddafi. Berlusconi non si sbagliava.
Politica estera/2 – La totale indifferenza di cui gode l’Italia sul piano internazionale è lo specchio del terzo governo fantoccio non eletto dal popolo. L’accordo trovato a Minsk questa mattina ne è l’ultimo esempio. Per fortuna c’è Berlusconi, l’unico politico italiano che permette al nostro Paese di avere voce in capitolo. Il resto sono solo tristi pagine di annuncite e di subordinazione.




permalink | inviato da Gianlucamatli il 16/2/2015 alle 8:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



13 ottobre 2014

JENA - LA STAMPA & Altri

AMORE SINISTRO

22/10/2014
Panorama - Luca Ricolfi
Jobs act - La legge più incomprensibile del mondo - Testo illeggibile da non capirci niente.
Il farfugliatore ha colpito ancora. Tweet sintetici e leggi illeggibili. Bella prospettiva. E si è dichiarato disponibile a restare premier fino al 2026!!!!!  Tanto sa che l'Italia è piena di c........i che lo votano.

10/9/2014
Panorama - Luca Ricolfi
Renzi manterrà un impiego su tre. Se va bene.
Ma non andrà bene. Ricolfi è troppo ottimista

5/10/2014
Dove passava Attila non cresceva più l’erba, somigliava proprio a Renzi
Usatelo come diserbo delle strade tagliafuoco (fatelo girare nei boschi!!!)

10/10/2014
Prima di morire vorrei vedere la faccia di un nuovo premier
Almeno quello speriamo che venga eletto!

11/10/2014
Tra vent’anni saremo un Paese leader, per le cazzate già lo siamo
Per le "cazzate" di Renzi, ovviamente

12/10/2014
La minoranza PD va in piazza ma vota la fiducia, anche la sinistra tiene famiglia
I politici sono tutti culo e cadrega (maggioranza tutta e minoranza)

15/10/2014
Oggi voglio proprio scrivere qualcosa a favore di Renzi: qualcosa
Anche solo scrivere "qualcosa" è fin troppo





permalink | inviato da Gianlucamatli il 13/10/2014 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 settembre 2014

IL NUOVO CHE AVANZA

Giorgio Napolitano:

"DOBBIAMO RINNOVARE DECISAMENTE LE NOSTRE ISTITUZIONI, LE NOSTRE STRUTTURE SOCIALI, I NOSTRI COMPORTAMENTI COLLETTIVI".
Quando lo diceva Berlusconi più di vent'anni addietro erano diavolerie da combattere. Oggi che il comunismo si è sfaldato (solo in Italia non ci si arrende) e la vecchiaia incombe, anzi, siamo già oltre, ecco che c'è chi si ravvede! Ma va, solo adesso ci si accorge dei fallimenti politici? Era il caso di lasciar precipitare l'Italia nella recessione?




permalink | inviato da Gianlucamatli il 23/9/2014 alle 12:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 settembre 2014

L'AGENDA SBAGLIATA DEL PREMIER

LUCA RICOLFI

Dice il nostro premier che il suo governo va giudicato fra 1000 giorni, anziché dopo i primi 200, quanti ne sono passati dal suo insediamento a Palazzo Chigi. Ha ovviamente ragione, se si riferisce al corpo elettorale, che potrà esprimersi solo al momento del voto (a proposito: quando si voterà? La legislatura non scade fra 1000 giorni, bensì un anno più in là…). Ma non ha ragione se si riferisce all’opinione pubblica, che ha tutto il diritto di discutere e giudicare il suo governo «passo dopo passo». Un governo si promuove o si boccia con le elezioni politiche, ma si discute e si giudica giorno per giorno.  

 

Sette mesi non sono tanti, ma non sono neppure pochissimi per valutare l’azione di un governo. Dopotutto, la domanda che quasi tutti ci facciamo è una sola: Renzi ce la farà a «cambiare verso» all’Italia, interrompendo un regime di stagnazione e recessione che dura da troppo tempo? 

 

è il caso di notare, per cominciare, che un successo di Renzi se lo augurano non solo i renziani, ma anche buona parte degli italiani che non hanno votato Pd nel 2013 (alle Politiche), o non hanno votato Renzi nel 2014 (alle Europee). Nessun governo precedente, della prima o della seconda Repubblica, ha mai goduto di aspettative così diffuse e trasversali agli schieramenti. Nessun premier ha beneficiato di un’apertura di credito così ampia e convinta. Nessun governo, tranne forse il governo di solidarietà nazionale ai tempi del terrorismo, ha mai goduto di un appoggio esterno benevolo come quello che Forza Italia sta fornendo al governo Renzi. Altroché gufi, nessun premier ha avuto mai così tanti tifosi!  

 

Dunque le possibilità di Renzi, sulla carta, sono decisamente buone. 

Nonostante tutte queste condizioni favorevoli, nelle ultime settimane è cominciato a serpeggiare il dubbio che Renzi possa non farcela o, stando ai critici più severi, che la sua volontà di cambiare l’Italia sia più gattopardesca di quel che era sembrata all’inizio.  

Come mai? 

Alcune ragioni sono evidenti: l’inflazione degli annunci (la cosiddetta «annuncite»), il mancato rispetto delle scadenze spavaldamente fissate per le varie riforme epocali (legge elettorale, lavoro, fisco, giustizia, pubblica amministrazione), la litigiosità dei parlamentari del Pd, la natura pasticciata di alcuni provvedimenti, l’incertezza in materia di tasse, compreso il tormentone del rinnovo del bonus di 80 euro, per il quale ancora oggi nessuna legge stabilisce le coperture nel 2015.  

 

C’è una ragione, tuttavia, che a me pare più influente di tutte le altre. Da qualche settimana anche gli osservatori più benevoli cominciano a sospettare che Renzi abbia completamente sbagliato le priorità e, soprattutto, che ormai sia troppo tardi per recuperare. Il ragionamento, in breve, è questo: se vuoi far ripartire la crescita, come tutti i politici affermano di voler fare, devi prendere alcune decisioni impopolari in campo economico-sociale (tagli di spesa pubblica, liberalizzazione del mercato del lavoro); ma quelle decisioni le puoi prendere solo quando il tuo consenso è al massimo, ovvero durante i primi mesi di governo (la cosiddetta luna di miele); e se lasci passare quella finestra di opportunità, tutto diventa più difficile, se non impossibile. 

 

Ora il punto è che la luna di miele pare stia già tramontando. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato, condotto da Demos & Pi e presentato da Ilvo Diamanti su Repubblica, fra giugno e settembre il Pd ha perso 4 punti, ma la popolarità di Renzi è scesa di ben 14 punti, ossia 10 punti di più. E’ vero che la rilevazione di giugno era drogata dal successo alle Europee, ma resta il fatto che il consenso di Renzi risulta in diminuzione anche rispetto a marzo e a maggio. 

 

La fine della luna di miele, un fatto fisiologico dopo 200 giorni di governo, sembra dare ragione a quanti, da mesi, non si stancano di ripetere che è stato un grandissimo errore dare la precedenza, mediatica e parlamentare, al cambiamento della legge elettorale della Costituzione, e rimandare tutte le riforme economico-sociali più importanti, a partire dal Jobs Act. Il cambiamento delle regole, infatti, produrrà effetti solo fra qualche anno, e comunque non incontra alcun serio ostacolo da parte dell’opinione pubblica, che ha ben altre priorità. Alcune riforme economico-sociali, invece, possono produrre effetti molto più rapidamente, ma richiedono il massimo di consenso dell’opinione pubblica, per vincere le inevitabili resistenze delle mille lobby che temono di perdere i loro privilegi. Secondo questi critici Renzi doveva dare assoluta priorità al mercato del lavoro, ai tagli di spesa e alla riduzione del costo del lavoro per le imprese, lasciando che le riforme delle regole elettorali e istituzionali facessero tranquillamente il loro corso parlamentare, senza ritardare le assai più urgenti e vitali riforme economico-sociali. 

 

Il fatto curioso è che questa mancanza di coraggio (ma forse sarebbe meglio dire: questa mancanza di tempismo) in campo economico-sociale si sta già ritorcendo contro il governo. Renzi ha deciso da tempo di non rispettare l’obiettivo del 2.6% di deficit che egli stesso aveva imprudentemente fissato a primavera, e si appresta a negoziare con l’Europa un’interpretazione flessibile degli impegni assunti. Ma le sue possibilità di riuscire nell’intento, e soprattutto di evitare la reazione negativa dei mercati di fronte all’ennesimo ritardo nel percorso di risanamento dei conti pubblici, sono state enormemente ridotte precisamente dalla scelta, fatta a marzo, di posticipare le riforme difficili, che sono quelle economico-sociali, e di trastullarsi con quelle facili, legge elettorale e svuotamento del Senato, il cui percorso parlamentare è garantito dall’accordo con Silvio Berlusconi.  

 

Si potrebbe pensare, o meglio sperare, che le «riforme strutturali», a partire da quella del mercato del lavoro (cui tuttora mancano i tre tasselli fondamentali: codice semplificato, contratto a tutele crescenti, ammortizzatori sociali universali), siano solo un’ossessione degli studiosi, i detestati «esperti» da cui il nostro suscettibile premier «non accetta lezioni». Sfortunatamente non è così. I mercati finanziari si sono già accorti della nostra lentezza, anche se i politici preferiscono non vedere il segnale che essi ci mandano. Eppure quel segnale è chiaro e forte: fra gennaio e oggi la diminuzione dello spread, che ha coinvolto un po’ tutti i Paesi dell’eurozona, è stata in Italia minore che negli altri Pigs, ossia Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Segno che i mercati percepiscono la differenza fra le velocità con cui i Paesi più indebitati ristrutturano le loro economie. 

 

In concreto, tutto ciò significa che aver rimandato le riforme che contano potrebbe costarci caro. Subito, sotto forma di minore disponibilità dell’Europa a concedere sconti ai soliti inaffidabili italiani. In prospettiva, sotto forma di rischio sui mercati finanziari: se un’altra crisi dovesse scuotere l’euro, l’Italia non ne sarebbe al riparo, perché troppo poco ha fatto e sta facendo per fermare il proprio declino.

 

LA STAMPA 14.9.2014 




permalink | inviato da Gianlucamatli il 16/9/2014 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



4 settembre 2014

IL BRACCIO DI FERRO TRA I "RENZIANI"

Da ieri le cose sono un po’ più chiare. Grazie a una bella intervista del direttore del Sole24ore Roberto Napoletano a Matteo Renzi, siamo in grado di capire molto meglio che cosa il nostro giovane premier ha in mente, ovvero: quali sono le sue intenzioni, quali sono le sue priorità, qual è la sua visione del mestiere di governare. Ma soprattutto: qual è la sua diagnosi dei mali dell’Italia e dei rimedi necessari a curarli.  

 

Il passaggio chiave dell’intervista a me pare quello in cui Renzi dice «io non credo che chi governa debba necessariamente scontentare […]. Noi dobbiamo coinvolgere il popolo e io oggi sento che il Paese è coinvolto, la gente mi dice “andiamo avanti” […]. Non ho paura di perdere le prossime elezioni, ma molte delle riforme che dobbiamo fare sono popolari».  

 

Più o meno è il contrario di quanto, in una conversazione con Claudio Cerasa pubblicata sul «Foglio», gli suggerisce il suo amico Dario Nardella, che di Renzi ha preso il posto come sindaco di Firenze. Nardella ricorda che la Germania fu sottratta al declino dal coraggio del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, che nel 2003 non esitò a varare riforme impopolari, a costo di sacrificare la sinistra del suo partito e perdere le successive elezioni politiche. 

Di qui il consiglio di osare: «Io auguro a Renzi di vincere anche le prossime elezioni, ma la priorità oggi è far vincere il Paese, e per far vincere il Paese qualche volta occorre muoversi sfidando il vento».  

 

Quel che è interessante, di queste due interviste, non è solo il fatto che, nello stesso giorno, compaiano due interpretazioni del renzismo piuttosto diverse, se non opposte, di cui una, quella di Renzi stesso, blanda e populista, l’altra, quella del renziano Nardella, radicale e a suo modo aristocratica. Quel che a mio giudizio è veramente significativo è che queste due interpretazioni rimandino, a loro volta, a due diverse diagnosi sui mali dell’Italia. 

 

Le due diagnosi non differiscono in alcun modo significativo nella denuncia dei grandi mali del paese, e concordano perfettamente sull’esigenza di modernizzare e rendere più efficienti il mercato del lavoro, la burocrazia, la giustizia civile (tutte riforme che costano poco o nulla), ma divergono drasticamente sulla politica economica in senso proprio: dove e quanto tagliare la spesa pubblica, quanto deficit possiamo permetterci, dove e come impiegare le risorse così liberate. 

 

Secondo il renzismo di Renzi stesso, che chiamerò «renzismo di prima specie», la spesa pubblica si può tagliare di 20 miliardi di euro in un anno (perché il popolo è con noi), il pareggio di bilancio non è una priorità (il 3% di Maastricht non è sacro), il ritorno alla crescita richiede un rilancio della domanda di consumo (conferma ed estensione del bonus da 80 euro). 

 

Ma c’è anche un «renzismo di seconda specie», che qua e là si manifesta nelle parole del sindaco di Firenze Dario Nardella, ma in realtà è condiviso da molti studiosi ed osservatori della vicenda italiana. Secondo questo punto di vista molte delle riforme che Renzi dice di voler compiere non sono affatto popolari (se fatte sul serio), a partire dai 20 miliardi di tagli alla spesa pubblica; le scelte coraggiose non sono in alcun modo eludibili, specie in materia di mercato del lavoro e lotta agli sprechi; la riduzione delle tasse va convogliata innanzitutto verso i produttori, per aumentare competitività e occupazione. In poche, crude, parole: il bonus da 80 euro è un pannicello caldo, e non servirà a creare occupazione. 

 

Entrambe le posizioni hanno le loro buone ragioni. 

Il renzismo di prima specie (quello populista), a mio avviso ha un’unica giustificazione robusta: se pensi di essere l’unica salvezza per l’Italia, e per cambiare il Paese ti occorrono alcuni anni, allora è naturale che il primo obiettivo della tua azione sia durare, e che tu pianifichi di fare solo quello che non mette a repentaglio il governo; la politica, dopo tutto, non è testimonianza, ma è l’arte del possibile.  

 

Il renzismo di seconda specie (quello aristocratico), invece, affonda le sue radici in una visione drammatica delle condizioni del Paese. Secondo questo punto di vista, che per molti versi è stato quello di Renzi stesso nella sua fase eroica ed utopistica, il declino dell’Italia è in atto da almeno vent’anni, e invertire la rotta è un’impresa ciclopica, che richiede sacrifici e scelte dolorose. In questa prospettiva nessuno è indispensabile, ma nessuno può farcela se non sfida l’impopolarità. Governare l’Italia significa avere il coraggio che ebbe Schroeder nel 2003, anziché barcamenarsi per tenere a bada le correnti del proprio partito. 

 

La debolezza del renzismo populista è che, per voler durare, rischia di non cambiare davvero il Paese. La debolezza del renzismo aristocratico è che, per voler cambiare davvero il Paese, rischia di non durare. 

 

Chi vincerà?  

Il renzismo populista, immagino. Il populismo è fede nel popolo, e sottovaluta sistematicamente la complessità dei problemi, due attitudini che lusingano e rassicurano l’opinione pubblica. Ed è questa ostinata volontà di farsi lusingare e rassicurare che spinge gli elettori a rivolgersi a leader come Grillo, Berlusconi e Renzi. 

 

Il renzismo aristocratico, invece, difficilmente potrà prevalere, perché non lusinga e non rassicura. La sua diagnosi dei mali italiani è troppo impietosa, i rimedi che suggerisce sono troppo radicali. C’è solo da augurarsi che quella diagnosi sia sbagliata, e che l’allegria del premier non venga ricordata, in futuro, come «allegria di naufragi», per dirla con la bellissima poesia di Ungaretti. 


La Stampa 4/9/2014




permalink | inviato da Gianlucamatli il 4/9/2014 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



11 agosto 2014

BASTA IMMIGRATI

Vittorio Feltri - Il Giornale - 10 agosto 2014


Un avvertimento preliminare ai soliti fessacchiotti del politicamente corretto: non accusateci di razzismo altrimenti siamo pronti a usare le vostre abituali armi, querele e roba del genere.

Cerchiamo solo di fare una riflessione su quello che sta accadendo dall'inizio del 2014, e rivolgiamo un appello accorato a chi, più o meno democraticamente, comanda in questo Paese sfinito se non finito.

Basta. Non ce la facciamo più. Dal 1° gennaio sono già giunti in Italia oltre 95mila immigrati clandestini, più o meno quanti sono gli abitanti di una città come Bergamo. Troppi. Non sappiamo dove metterli. Non siamo in grado di soccorrerli e di ospitarli. Non abbiamo i mezzi per provvedervi.

Che cosa possiamo fare per scoraggiare questo tipo incontrollato di immigrazione? Parlare con sincerità. Raccontare la verità. Informare i disperati in cerca di salvezza sulle nostre coste che non abbiamo più possibilità di accoglierli. I posti sono esauriti. Non c'è più trippa per gatti. Abbiamo consumato ogni risorsa, siamo in bolletta marcia, il nostro Pil fa schifo quanto il debito pubblico, l'economia italica non cresce, anzi, cala e si inabissa nello sconforto degli imprenditori che vorrebbero fare e non riescono a combinare nulla per mille motivi.

È giunto pertanto il triste momento di chiudere le cosiddette frontiere. Non aiutiamo più nessuno non perché siamo diventati cattivi, crudeli e insensibili, cari amici africani e mediorientali. Vi vogliamo bene. Soffriamo quando la tivù manda in onda servizi giornalieri sulle vostre tribolazioni in mare, ammassati in imbarcazioni malsicure e spesso destinate ad affondare: e siamo assaliti da un senso di impotenza e di angoscia. Vorremmo aiutarvi. Ma come?

Il governo patrio ha organizzato un sistema assai oneroso allo scopo di portarvi a riva evitandovi di morire affogati o soffocati nelle stive. Ce l'ha messa tutta allo scopo di prevenire tragedie. Ma adesso siamo tutti esausti. Non abbiamo le attrezzature necessarie per soccorrere chiunque stia annaspando tra le onde. Ve lo dico con estrema franchezza: d'ora in poi siamo obbligati a dar corso a una campagna di dissuasione: statevene a casa vostra, non imbarcatevi, perché stareste peggio qui che laggiù, senza contare i rischi che correreste durante la navigazione.

I tempi sono cambiati. L'Italia è in ginocchio, non è all'altezza delle vostre aspettative. Recatevi in Spagna, in Francia, andate dove vi garba; da queste parti l'ospitalità è un lusso che non possiamo concedervi. Enrico Letta e Matteo Renzi non hanno capito un tubo: le strutture di accoglienza dei migranti sono un disastro, la cassa è vuota, gli italiani sono esasperati, un immigrato comporta il doppio delle spese necessarie per remunerare un poliziotto.

Non è lecito che ci chiediate ciò che non abbiamo più: neanche la pazienza di sopportarvi, voi e le vostre miserie, i vostri problemi più grandi dei nostri. Non abbiamo l'opportunità di risolverli. Girate alla larga dalla Penisola. Non illudetevi. Qui non c'è lavoro per noi, figuriamoci per voi.

Perfino i mendicanti che si aggirano numerosi nelle città che battono bandiera tricolore sono talmente disperati da meditare di trasferirsi altrove. Non date retta ai cretini di sinistra, ai buonisti che frequentano il Parlamento e le redazioni dei giornali: parlano a vanvera, non hanno capito nulla. Chiaro il concetto? Certa gente finge di amare gli stranieri per apparire migliore di quanto non sia: fa buon viso a cattivo gioco per darsi un tono. Ma sapete cosa combina? Assume gli extracomunitari come domestici e non paga loro né il salario pieno né i contributi previdenziali. E non se ne vergogna neppure. Sfrutta. Maltratta i domestici e le badanti. Predica bene e razzola pessimamente.

I dementi che hanno abolito il reato di clandestinità erano e sono consapevoli di aver danneggiato il loro Paese, e anche voi, derelitti, ma sapevano che era il modo migliore per continuare a tenervi al loro servizio per due soldi. Noi invece siamo cinici, ma sinceri e vi diciamo la verità: l'Italia è uno schifo per gli italiani, immaginate cosa può essere per voi che venite qui pieni di sogni e non raccogliete altro che umiliazioni.

In ogni caso è necessario dirvi e ribadirvi che la festa è finita, ammesso che fosse mai cominciata. Il Belpaese è alla frutta. Perciò adeguatevi: seguitate a mangiare le vostre banane, che almeno non sono avvelenate. Buona permanenza nei continenti in cui siete nati. E buona fortuna.




permalink | inviato da Gianlucamatli il 11/8/2014 alle 7:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



8 agosto 2014

IL COSTO DELLE RIFORME MANCATE

Luca Ricolfi - LA STAMPA - 7/8/2014


La lezione è semplice. Renzi ha la testa dura, ma i numeri hanno la testa ancora più dura. Sbeffeggiata dal premier fino a pochi giorni fa, l’economia si sta riprendendo un’amara rivincita. L’Istat ha annunciato che l’Italia è di nuovo in recessione (altroché ripresa nel 2014!), lo spread ha ricominciato a salire, la fiducia nell’Italia è gravemente compromessa sia sui mercati finanziari sia nelle cancellerie europee.  

 

Dopo aver trattato con sufficienza chi considera importante qualche decimale in più o in meno, ora Renzi può toccare con mano che è vero l’esatto contrario: crescere o invece decrescere dello 0,2% fa differenza, avere un debito pubblico in diminuzione o in aumento fa differenza, entrare in recessione piuttosto che uscirne fa differenza. Una differenza enorme.  

 

Dal momento che è da gennaio, ossia da ancor prima che Renzi disarcionasse Letta, che insisto sull’imprudenza delle scelte di Renzi, oggi vorrei provare a lasciarlo in pace. Non è tempo di recriminazioni e di impietosi «io l’avevo detto». Quello su cui vorrei soffermarmi, semmai, è l’ambiente in cui Renzi e i suoi fedeli operano, dove per «ambiente» intendo il complesso di credenze, convinzioni, abiti mentali che finora gli hanno reso così facile procedere come uno schiacciasassi. Sono esse, a mio parere, le vere responsabili dell’incapacità dell’Italia di risollevarsi; sono esse il male che neutralizza (o «gattopardizza», direbbe Alan Friedman) ogni vero cambiamento; sono esse l’acqua in cui il pesce Renzi nuota. Di che cosa è fatta l’acqua in cui, come un banco di gagliardi tonnetti, si muovono i nuovi governanti? 

 

Il primo ingrediente è la credenza che il cambiamento delle regole generali (legge elettorale, forma di governo, tipo di federalismo), un’attività in cui politici, giornalisti e diversi tipi di intellettuali si trovano tremendamente a proprio agio, sia più importante della bassa cucina delle politiche economico-sociali. Che bello discutere di bicameralismo, Senato elettivo o non elettivo, democrazia, rappresentanza, soglie, preferenze, sbarramenti e premi di maggioranza! Che barba la spending review di Cottarelli, le regole del mercato del lavoro, gli ammortizzatori sociali, le privatizzazioni, le pensioni!  

 

Qui c’è un’incredibile leggerezza e confusione, come se su una nave che affonda, con i passeggeri che si dibattono fra i flutti, le scialuppe di salvataggio che non bastano a recuperare tutti, il comandante stesse appassionatamente discutendo come sostituire la vecchia radio di bordo con un modernissimo, e sicuramente utilissimo in futuro, sistema di navigazione satellitare. Il secondo ingrediente, spesso imputato a Tremonti ma evidentemente molto radicato nella mentalità del Paese, è l’idea che buona parte dei nostri guai economici vengano dall’esterno e che, di conseguenza, anche la nostra salvezza sia destinata a venire da fuori. E’ l’Europa che impone l’austerità, è l’euro che è sopravvalutato e frena le nostre esportazioni, è la congiuntura nell’eurozona che è in ritardo.  

 

Dunque è la Commissione europea che deve allentare il rigore, è Mario Draghi che deve indebolire l’euro, e quanto alla ripresa si tratta solo di aspettare. Con le parole del premier: «E’ un po’ come l’estate: non è che è arrivata quando volevamo, magari non è bella come volevamo, arriva un po’ in ritardo ma arriva» (esercizio: provate a immaginare che cosa sarebbe successo se, dopo 7 anni di crisi, una rassicurazione del genere l’avesse data Berlusconi). Questa visione vagamente fatalistica e attendista, che verosimilmente ha le sue radici nella storia d’Italia, con la sua lunga soggezione a invasori e popoli stranieri, è di per sé un potente fattore di sottovalutazione dell’urgenza e dell’impatto delle riforme economico-sociali. Se, almeno nel breve periodo, quasi tutto dipende da quel che succede nel mondo esterno, se il vero problema è l’Europa, beh allora perché tanta fretta sulle riforme economico-sociali? Meglio dare un segnale di cambiamento (ma i governanti preferiscono chiamarlo «svolta epocale») sul terreno delle regole, sul resto ci si annoierà più avanti.  

 

Il guaio è che questa diagnosi è difficilmente conciliabile con i dati. E’ vero che l’Europa cresce di meno di altre aree del mondo, ma il punto è che le differenze interne all’Europa, comprese quelle interne all’eurozona, sono enormi: la differenza fra i tassi di crescita dei Paesi-gazzella e quelli dei Paesi-lumaca è di 7-8 punti, l’Italia cresce meno della media degli altri Paesi, e la sua posizione in graduatoria è oggi esattamente quella di prima della crisi: solo 2 Paesi su 30 fanno peggio di noi. 

 

C’è anche un terzo ingrediente, però. E’ il keynesismo di comodo che si impadronisce di chiunque, di destra o di sinistra, si trovi a dover governare il Paese. Che cos’è il keynesismo di comodo? E’ la convinzione che, nonostante lo stato drammatico dei nostri conti pubblici, la via maestra per far ripartire l’economia sia qualche forma di sostegno alla domanda di consumo, come gli 80 euro in busta paga o l’allentamento del patto di stabilità, non importa se al prezzo di aumentare il debito pubblico, ossia il fardello che lasceremo alle generazioni future. Che questa convinzione sia sostenuta, oltre che dagli interessi elettorali dei governanti, da più o meno sofisticate teorie economiche, poco toglie alla sua radicale mancanza di senso della realtà. Solo chi non ha la minima idea dei problemi di chi conduce un’impresa può pensare che la decisione di chiudere o non chiudere, di licenziare o di assumere, possa dipendere da un aumento dello 0,2% o anche dello 0,5% della domanda di consumo, e non da un sostanzioso recupero di redditività, sotto forma di riduzione del prelievo fiscale sui redditi di impresa. Per questo mettere 10 miliardi sull’Irpef anziché sull’Irap è stata una mossa geniale sul piano elettorale, ma stolta sul piano economico. 

 

E anche qui, non si creda che Renzi sia stato particolarmente innovativo: la stessa scelta, rinunciare a mettere tutte le risorse sull’Irap, fu fatta già da Prodi nel 2007, contro il parere del suo ministro dell’Economia, il compianto Tommaso Padoa Schioppa. E’ una vecchia storia. Ai politici piace spostare risorse, ridistribuire da un gruppo sociale (nemico) all’altro (amico), perché in cuor loro sono convinti che l’ampiezza della torta da spartirsi in fondo non dipenda dalle loro scelte, mentre è vero il contrario: la politica ha fatto molto per soffocare l’economia, e molto potrebbe fare per cominciare a riparare il danno. Ma questo qualcosa si chiama riforme economico-sociali, a partire dalla dimenticata riforma del mercato del lavoro, spostata alle calende greche perché troppo scottante, o meglio troppo divisiva per il Pd. E’ sulle riforme difficili, sulle misure necessarie ma impopolari, che passa il confine fra spavalderia e coraggio, fra la retorica delle «svolte epocali» e la prosa delle scelte che contano. 

 

Ci sarebbe poi, se vogliamo dirla tutta, anche un ultimo ingrediente che fornisce il suo speciale sapore all’acqua delle non-riforme in cui i nostri governanti nuotano con tanta disinvolta naturalezza. Quell’ingrediente è la nostra facilità a passare da un modello al modello opposto, il nostro bisogno di affidarci a qualcuno, la nostra attrazione per ciò che appare vincente, la nostra perenne oscillazione fra indignazione e indifferenza, fra entusiasmo e apatia. Insomma, lo stato dei nostri media e della nostra opinione pubblica. 

 

Ma questo, ne convengo, è un altro discorso. 




permalink | inviato da Gianlucamatli il 8/8/2014 alle 19:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 luglio 2014

ATTENTO AL FLOP MATTEO

Panorama n° 29 del 16/7/2014 - LUCA RICOLFI


La macchina delle riforme imballata, la spending review e i pagamenti dei debiti in ritardo, il Pil che non parte: la strada di Matteo Renzi si fa più dura.
1. Riforme istituzionali
Legge elettorale, Senato, titolo V: la resistenza antiriforme è così forte, e il numero degli oppositori è in costante aumento, anche per la bassa qualità tecnica delle proposte;
2. Riforme economiche
I governi Monti-Letta-Renzi hanno sospeso qualcosa come 812 provvedimenti attuativi, di cui ben 133 generati nei primi mesi del governo Renzi;
3. Il Pil non cresce
Nel primo trimestre dell'anno il Pil è diminuito, e per il successivo secondo trimestre si prevede una sostanziale stagnazione. I famosi 80 € in busta paga non hanno dato nessuna spinta ai consumi che il governo si attendeva;
4. Privatizzazioni in ritardo
Le privatizzazioni sono in grave affanno (avrebbero dovuto portare nelle casse dello Stato 12 miliardi nel 2014);
5. Spending review
La spending revew è ancora fatta di piani operativi (doveva portare - sulla carta - 17 miliardi nel 2015)
6. Pagamenti debiti
Il pagamento dei debiti della PA, prima promesso entro luglio (salotto di Bruno Vespa), poi rimandato al 21 settembre, slitterà quasi certamente al 2015;
7. Tassi di interesse
Tendenza dominante al peggioramento perché, oggi estremamente bassi, saranno destinati a durare ancora a lungo.

Questi sono i progetti dei 1000 giorni del farfugliatore. E intanto arriviamo alle prossime elezioni politiche, in modo che stavolta venga eletto dal popolo e non messo lì da Re Giorgio & Co.

Nel frattempo Berlusconi porta avanti il compromesso dell'appoggio alle riforme con lo scambio del rinvio del processo Ruby!




permalink | inviato da Gianlucamatli il 16/7/2014 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 maggio 2014

Risultati

CONGRATULAZIONI AGLI ELETTI DI

FORZA ITALIA

:
AL PARLAMENTO EUROPEO

ALBERTO CIRIO


AL CONSIGLIO REGIONALE

DANIELA RUFFINO

Buon lavoro!




permalink | inviato da Gianlucamatli il 27/5/2014 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



20 maggio 2014

ELECTION DAY

DOMENICA 25 MAGGIO 2015

ELEZIONI PARLAMENTO EUROPEO
VOTA LISTA FORZA ITALIA
SCRIVI

CIRIO
TOTI


ELEZIONI REGIONALI
VOTA LISTA FORZA ITALIA
SCRIVI

DANIELA RUFFINO




permalink | inviato da Gianlucamatli il 20/5/2014 alle 19:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     ottobre       
 


Ultime cose
Il mio profilo



AVIGLIANA nel CUORE - forum
Sviluppo & Buonsenso
Annalisa Fabiano - PD Avigliana
PD Avigliana - ufficiale
La Manca
Indipendenti per Amare Avigliana
Città di Avigliana
Paolo Procaccini - blog
CIRCOLO del SOLE
Ass. Amici di Avigliana
Avigliana Baseball
Forza Italia
Forza Italia - Giaveno
Difendiamo il Futuro
Alleanza Nazionale
Piemonte Futuro- Claudio Bonansea
Valerio Calosso
An Volpiano
Udc
Forum Scudocrociato
Lega Nord
Lega Nord Avigliana
Movimento Autonomo Agricoltori
Dc per le Autonomie

La Valsusa
Luna Nuova
Torino Cronaca
Radio Dora
Dossier Tibet

On. Osvaldo Napoli
Paolo Guzzanti - blog

L'Altra Campana - Chiusa San Michele
Stranicristiani
Il Sasso nello Stagno
Mariana Lussiana - blog
Peperitapatty
A Destra
Giangiacomo
Idea Libera - blog di Tullio Matarazzo


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom