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BASTA IMMIGRATI

Vittorio Feltri - Il Giornale - 10 agosto 2014


Un avvertimento preliminare ai soliti fessacchiotti del politicamente corretto: non accusateci di razzismo altrimenti siamo pronti a usare le vostre abituali armi, querele e roba del genere.

Cerchiamo solo di fare una riflessione su quello che sta accadendo dall'inizio del 2014, e rivolgiamo un appello accorato a chi, più o meno democraticamente, comanda in questo Paese sfinito se non finito.

Basta. Non ce la facciamo più. Dal 1° gennaio sono già giunti in Italia oltre 95mila immigrati clandestini, più o meno quanti sono gli abitanti di una città come Bergamo. Troppi. Non sappiamo dove metterli. Non siamo in grado di soccorrerli e di ospitarli. Non abbiamo i mezzi per provvedervi.

Che cosa possiamo fare per scoraggiare questo tipo incontrollato di immigrazione? Parlare con sincerità. Raccontare la verità. Informare i disperati in cerca di salvezza sulle nostre coste che non abbiamo più possibilità di accoglierli. I posti sono esauriti. Non c'è più trippa per gatti. Abbiamo consumato ogni risorsa, siamo in bolletta marcia, il nostro Pil fa schifo quanto il debito pubblico, l'economia italica non cresce, anzi, cala e si inabissa nello sconforto degli imprenditori che vorrebbero fare e non riescono a combinare nulla per mille motivi.

È giunto pertanto il triste momento di chiudere le cosiddette frontiere. Non aiutiamo più nessuno non perché siamo diventati cattivi, crudeli e insensibili, cari amici africani e mediorientali. Vi vogliamo bene. Soffriamo quando la tivù manda in onda servizi giornalieri sulle vostre tribolazioni in mare, ammassati in imbarcazioni malsicure e spesso destinate ad affondare: e siamo assaliti da un senso di impotenza e di angoscia. Vorremmo aiutarvi. Ma come?

Il governo patrio ha organizzato un sistema assai oneroso allo scopo di portarvi a riva evitandovi di morire affogati o soffocati nelle stive. Ce l'ha messa tutta allo scopo di prevenire tragedie. Ma adesso siamo tutti esausti. Non abbiamo le attrezzature necessarie per soccorrere chiunque stia annaspando tra le onde. Ve lo dico con estrema franchezza: d'ora in poi siamo obbligati a dar corso a una campagna di dissuasione: statevene a casa vostra, non imbarcatevi, perché stareste peggio qui che laggiù, senza contare i rischi che correreste durante la navigazione.

I tempi sono cambiati. L'Italia è in ginocchio, non è all'altezza delle vostre aspettative. Recatevi in Spagna, in Francia, andate dove vi garba; da queste parti l'ospitalità è un lusso che non possiamo concedervi. Enrico Letta e Matteo Renzi non hanno capito un tubo: le strutture di accoglienza dei migranti sono un disastro, la cassa è vuota, gli italiani sono esasperati, un immigrato comporta il doppio delle spese necessarie per remunerare un poliziotto.

Non è lecito che ci chiediate ciò che non abbiamo più: neanche la pazienza di sopportarvi, voi e le vostre miserie, i vostri problemi più grandi dei nostri. Non abbiamo l'opportunità di risolverli. Girate alla larga dalla Penisola. Non illudetevi. Qui non c'è lavoro per noi, figuriamoci per voi.

Perfino i mendicanti che si aggirano numerosi nelle città che battono bandiera tricolore sono talmente disperati da meditare di trasferirsi altrove. Non date retta ai cretini di sinistra, ai buonisti che frequentano il Parlamento e le redazioni dei giornali: parlano a vanvera, non hanno capito nulla. Chiaro il concetto? Certa gente finge di amare gli stranieri per apparire migliore di quanto non sia: fa buon viso a cattivo gioco per darsi un tono. Ma sapete cosa combina? Assume gli extracomunitari come domestici e non paga loro né il salario pieno né i contributi previdenziali. E non se ne vergogna neppure. Sfrutta. Maltratta i domestici e le badanti. Predica bene e razzola pessimamente.

I dementi che hanno abolito il reato di clandestinità erano e sono consapevoli di aver danneggiato il loro Paese, e anche voi, derelitti, ma sapevano che era il modo migliore per continuare a tenervi al loro servizio per due soldi. Noi invece siamo cinici, ma sinceri e vi diciamo la verità: l'Italia è uno schifo per gli italiani, immaginate cosa può essere per voi che venite qui pieni di sogni e non raccogliete altro che umiliazioni.

In ogni caso è necessario dirvi e ribadirvi che la festa è finita, ammesso che fosse mai cominciata. Il Belpaese è alla frutta. Perciò adeguatevi: seguitate a mangiare le vostre banane, che almeno non sono avvelenate. Buona permanenza nei continenti in cui siete nati. E buona fortuna.

Pubblicato il 11/8/2014 alle 7.0 nella rubrica Diario.

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