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IL MATTINALE

PAROLE CHIAVE

Deriva autoritaria – Più evidente di così si muore. E noi non abbiamo intenzione di veder morire la democrazia in Italia per la brutale volontà di Renzi e del Partito democratico di imporre i propri diktat al Parlamento. Chiediamo all’’Arbitro’ se non intenda dire e fare qualcosa su quanto sta avvenendo alla Camera sottoposta a una dittatura della maggioranza. E non si tratta di provvedimenti ordinari, dove far valere le prerogative di necessità e urgenza. Siamo in fase costituente.
Tigre fragile – Oggi la tigre di Renzi si è dimostrata fragile nelle sue stesse ossa, i suoi denti cariati. La mancanza di numero legale in sede costituente equivale di fatto alla fine di qualsiasi velleità di legislatura che abbia per obiettivo di cambiare la Magna Carta della Repubblica italiana. La seduta fiume aveva per effetto collaterale non innocuo quello di impedire la valutazione finale della Commissione lavoro sul Jobs Act, che scade oggi. E che certo è infinitamente più urgente della riforma costituzionale che andrà in vigore nel 2018.
In risposta a Sabino Cassese – Dopo questi comportamenti di Renzi, suona malissimo l’editoriale assolutorio di Sabino Cassese sul “Corriere della Sera” in cui giustifica la volontà impositiva del premier, garantendo che la maggioranza di cui dispone è perfettamente costituzionale. Gli rispondiamo che: un conto sono le decisioni formali della Corte, che non ha voluto creare un vuoto di rappresentanza e di funzionalità ordinaria. Resta che il premio di maggioranza è comunque previsto per consentire al governo di governare. Non può in nessun caso essere usato come arma letale per imporre una nuova Costituzione.
Riforme strumentalizzate per prova di forza su tenuta governo – La modifica della Costituzione può essere strumentalizzata per una prova di forza sulla tenuta di un governo? O non dovrebbe essere semmai la solidità di una maggioranza politica vera, radicata, non occasionale, legittimata attraverso meccanismi elettorali non viziati, una maggioranza che prova anche a dialogare con le opposizioni, il presupposto per la delicatissima operazione che è la riforma della legge delle leggi? Guardando a quanto sta succedendo in questi giorni è evidente che siamo nel primo scenario. E solo chi è intellettualmente disonesto può negare che si tratti di uno scenario preoccupante dal punto di vista democratico.
D-day azzurro – Spezzate le catene di un patto tradito e di una sentenza ingiusta, il 9 marzo parte la grande offensiva di Silvio Berlusconi per l'alternativa moderata alla sinistra.
Illusioni – Avevamo creduto in un profondo cambiamento dei rapporti politici in questo Paese, di cui le riforme erano solo un aspetto, importante, ma non unico. Forza Italia aveva avviato un percorso di collaborazione per cambiare lo Stato, garantire al Paese una legge elettorale efficace, scegliere insieme gli elementi di garanzia del sistema, come il Presidente della Repubblica. Nulla è cambiato. Il Partito Democratico, quando gli conviene, non esita a rimangiarsi la parola data.
Una fase nuova - Si è aperta una fase nuova a cui tutti devono partecipare: chi si sottrae abdica alle proprie responsabilità e alimenta i sospetti di strumentalità della proprie critiche. Non abbiamo interrotto il nostro lavoro costruttivo. Ma non accetteremo più di votare per tutte quelle parti che avevamo accettato solo per amore di un disegno più ampio e più importante.
Uniti si vince - Dobbiamo anche lavorare sul territorio dove il nostro partito ha bisogno di un nuovo slancio, di una rinascita in vista delle ormai prossime elezioni regionali. Bisogna lavorare con generosità per ricostruire un centrodestra alternativo alla sinistra perché uniti si vince, divisi si perde.
Popolari – La Procura di Roma indaga sulle circostante legate al decreto legge sulle Banche Popolari. Ha niente da dire il presidente del Consiglio, Matteo Renzi? Ribadiamo la nostra richiesta: il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, venga al più presto in Parlamento a riferire.
Politica estera/1 – Immigrazione, troppi morti che non dovevano partire. Bisogna fermare i barconi in viaggio dalle coste libiche e una maggior deterrenza richiede zero tolleranza verso gli scafisti. L’Europa ha l’obbligo di intervenire su terra, aria e mare; il vecchio continente è colpevole della polveriera libica, lo è dal momento in cui si è fatta carico dell’attacco al regime di Gheddafi. Berlusconi non si sbagliava.
Politica estera/2 – La totale indifferenza di cui gode l’Italia sul piano internazionale è lo specchio del terzo governo fantoccio non eletto dal popolo. L’accordo trovato a Minsk questa mattina ne è l’ultimo esempio. Per fortuna c’è Berlusconi, l’unico politico italiano che permette al nostro Paese di avere voce in capitolo. Il resto sono solo tristi pagine di annuncite e di subordinazione.

Pubblicato il 16/2/2015 alle 8.21 nella rubrica Diario.

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